Hœnsna-Þóris saga
(“Saga di Þórir del pollame”). Íslandingasaga
relativamente breve, ma di importante valore letterario, databile al 1260 ca.
Il materiale è trattato anche nell’Íslandingabók di Ari Þorgilsson che l’autore impiega come fonte, e si svolge nel
x secolo a Borgarfjǫrðr e nell’Alþing. L’accadimento principale è l’incendio
che provoca la morte di una famiglia contadine innocente, a causa della
diffamazione e degli intrighi dell’ambizioso arrampicatore sociale Hœnsna-Þórir, che si
è assicurato l’appoggio di uomini influenti. Il conflitto ha luogo tra il
figlio, unico superstite dell’incendio, e gli assassini. Attenendosi ai suoi
saggi consiglieri, riesce infine a uccidere Hœnsna-Þórir, mentre gli altri
assassini vengono proscritti.
Illugar
saga Gríðarfóstra
(“Saga
di Illugi, il protetto della gigantessa Gríðr”). Breve fornaldarsaga
probabilmente composta nel xv sec. che va incasellata tra le saghe di contenuto
fiabesco. La trama intreccia la vicenda del corteggiamento con elementi
fiabeschi e l’inventario di stereotipi caratteristici delle fornaldarsǫgur
di più recente datazione.
Illugi,
figlio di un contadino, e il fratello di sangue Sigurðr, figlio del re, durante
una spedizione vichinga vengono spinti all’estremo Nord. Mentre è alla ricerca
di materiale per accendere un fuoco, l’eroe finisce in una caverna dove vivono
una gigantessa (in realtà una principessa chiamata Signý vittima di un
incantesimo) e la sua bella figlia. Illugi riesce sia a proferire le corrette
tre formule, sia a superare le tre prove di destrezza contro la spada della
gigantessa, e giace con la figlia. Dopo aver sconfitto le sorelle-troll
e un maligno consigliere del principe, ritornano a casa dove vengono uniti in
matrimonio Illugi e Hildr, Sigurðr e Gríðr/Signý.
Jómsvíkinga saga
(“Saga dei vichinghi di Jomsborg”).
La saga deve il titolo ai vichinghi di Jomsborg del x sec., una banda di
briganti rigidamente organizzata che aveva sede a Jomsborg, probabilmente
situata alla foce dell’Oder. La saga rientra tra le konunga sǫgur
(“saghe dei re”) e narra anche delle relazioni tra i vichinghi di Jomsborg, i
sovrani danesi e gli jarlar norvegesi, tuttavia il suo valore storico
non si avvicina minimamente a quello delle altre konunga sǫgur.
Il climax è costituito da un
banchetto funebre durante il quale i vichinghi ubriachi giurano solennemente di
attaccare lo jarl Hákon, azione che causerà la fine dei vichinghi di
Jomsborg. Nella battaglia decisiva di Hjǫrungavágr, nel 994, subiscono una
pesante sconfitta.
La Jómsvíkinga saga sarebbe stata
composta attorno al 1200, ma non più tardi del 1230 ed è conservata in quattro
versioni chiaramente distinte; esiste inoltre una traduzione latina del xvi
sec. che si basa su manoscritti andati perduti. La Fagrskinna e la Heimskringla
avrebbero impiegato una versione più antica o comunque divergente.
Kjalnesinga saga
(“Saga degli abitanti di Kjalarnes”).
Detta anche Búa saga (“Saga di Búi”), è una íslendingasaga
essenzialmente fantastica risalente agli inizi del xiv sec., la quale mostra
l’influsso operato dalle fornaldarsǫgur e contenente materiali attinti
dalla Eyrbyggja saga (v.) e Finnboga saga (v.).
Búi,
figlio di un contadino, viene proscritto perché si rifiuta di prender parte ai
sacrifici pagani. Appicca il fuoco al tempio e ammazza il figlio del goði.
Con l’aiuto della scaltra madre affidativa, Esja, dapprima rimane nascosto e in
questo periodo partecipa a battaglie e rapisce una fanciulla, fino a quando, su
consiglio di Esja, ripara in Norvegia. Qui Haraldr inn hárfagri (“chiomabella”)
gli assegna la difficile impresa di cercare la scacchiera del gigante re Dofri.
Con l’ausilio della figlia del gigante, da lui ingravidata, riesce a fare
ritorno con l’oggetto richiesto. Haraldr lo fa combattere contro un possente
negro che sconfigge e uccide; dopodiché è costretto a ritornare in Islanda. Qui
il nemico di Búi ha rapito la sua amata, ma quando tenta di uccidere Búi è
costretto a soccombere. Búi si sposa e alcuni anni dopo il figlio che aveva
avuto dalla figlia del sovrano si reca in Islanda, ma lui non lo vuole
riconoscere; si giunge a un duello durante il quale Búi soccombe per mano del
proprio figlio.
Eyrbyggja saga
(“Saga degli uomini di Eyr”). Íslendingasaga
risalente al 1350 ca. che descrive l’insediamento
di Snæfellsnes in Islanda occidentale e il destino dei suoi discendenti
attenendosi strettamente ai fatti storici. Al termine la saga viene chiamata Saga
Þórsnesinga, Eyrbyggja ok Alptfirðinga, menzionando così tre delle
quattro famiglie più influenti di quest’area (la quarta è la famiglia dei
Kjalleklingar). Il protagonista è il goði Snorri, capo della famiglia degli
Þórsnesingar. Questa saga narra
principalmente delle sanguinose faide familiari tra le quattro famiglie,
scoppiate per questioni concernenti possedimenti, potere, onore e amore. La
saga è ricca di elementi fantastici relativi alla magia e ai riti pagani, e ciò
lascia trasparire che il compilatore non fosse interessato unicamente ai
personaggi, ma anche alle usanze di queste epoche remote.
Hrólfs
saga kraka ok kappa hans
(“Saga
di Hrólfr kraki e dei suoi eroi”). Si tratta di una corposa fornaldarsaga
sorta nel xiv o xv secolo. Tratta la storia della stirpe danese degli skjǫldungar
nell’epoca delle grandi migrazioni, soffermandosi soprattutto sulle vicende
dell’ultimo re, Hrólfr kraki (“stanga”).
Questa saga non contiene fatti storici, ma è una compilazione che intreccia
elementi della saga eroica e della fiaba. Parti della vicenda di Hrólfr kraki
ci sono note da fonti nordiche dell’inizio del xiii secolo, come l’Edda prosastica,
l’Ynglinga saga e i Gesta Danorum così che una versione forse
orale di questa saga sarebbe già esistita. Troviamo ulteriori paralleli nei Bjarkarímur
composti attorno al 1400 e nella traduzione latina di Saxo dei Bjarkamál
andati perduti, mentre nel Bēowulf si menziona solamente la figura di
Hrólfr senza descrivere le sue avventure.
(“Saga di Íven”), nota anche con il titolo Ívents
saga o Ívents saga Artúskappa è la rielaborazione prosastica del
romanzo Ywain (attorno al 1170) di Chretien de Troyes che il sovrano
norvegese Hákon inn gamli (“il vecchio”) fece tradurre in norvegese, come
esplicitato al termine della saga. La saga rientra pertanto nelle riddarasǫgur
tradotte nella metà del xiii secolo. Non si tratta di una traduzione fedele
all’originale, ma di una resa interpretativa dove i tagli maggiori riguardano i
passaggi descrittivi e psicologici, nonché una certa idealizzazione dell’eroe
rispetto all’originale. Dal punto di vista del contenuto non sono stati
apportati mutamenti.
(“Saga
degli uomini di Eyr”). Íslendingasaga
risalente al 1350 ca. che descrive l’insediamento di Snæfellsnes
in Islanda occidentale e il destino dei suoi discendenti attenendosi
strettamente ai fatti storici. Al termine la saga viene chiamata Saga Þórsnesinga, Eyrbyggja ok Alptfirðinga, menzionando così tre delle quattro famiglie più
influenti di quest’area (la quarta è la famiglia dei Kjalleklingar). Il
protagonista è il goði Snorri, capo della famiglia degli Þórsnesingar. Questa
saga narra principalmente delle sanguinose faide familiari tra le quattro
famiglie, scoppiate per questioni concernenti possedimenti, potere, onore e
amore. La saga è ricca di elementi fantastici relativi alla magia e ai riti
pagani, e ciò lascia trasparire che il compilatore non fosse interessato
unicamente ai personaggi, ma anche alle usanze di queste epoche remote.
Gunnlaugs saga ǫrmstungu
“Saga
di Gunnlaugr lingua di serpente”. Íslendingasaga composta attorno al
1270/1280 relativa al tragico amore tra lo scaldo Gunnlaugr e la bella Helga
(nipote dello scaldo Egill Skallagrímsson). Gunnlaugr ed Helga sono fidanzati e
quando lui si reca in Norvegia giura di fare ritorno entro tre anni per sposarla.
Tarda tuttavia di circa un anno ed Helga è
costretta a sposare contro la sua volontà Hrafn, nemico di Gunnlagr, il quale
rincasa il giorno delle nozze. In seguito la tensione tra lo sposo e i due
amanti porta a uno scontro in cui i due uomini cadono. Questa triangolazione
era stata esposta in sogno al padre prima della nascita della fanciulla, il
quale voleva pertanto esporre la neonata. La madre di dichiarò invece contraria
e così facendo si potette realizzare il destino predetto. Il compilatore conosceva
la Egils saga, la Laxdœla saga, la Eyrbyggja saga, la Hallfreðar saga e
probabilmente anche alcune riddarasǫsur.
Víglundar saga ok Ketilríðar
(“Saga di Víglundr e di Ketilríðr”). Chiamata anche Þorgríms
saga prúða ok Víglundar væna è una islendingasaga sorta nella
seconda metà del xiv sec. Si tratta di una romantica storia d’amore che presenta
influssi operati dalle riddarasǫgur come la Flóvents saga e la Friðþjófs
saga. La saga inizia con la fuga della coppia di innamorati Þorgrímr e Ólof
che lascia la Norvegia per recarsi in Islanda. La parte centrale della saga
riguarda la storia d’amore tra il
loro figlio Víglundr e la figlia dei vicini chiamata Ketilríðr, osteggiata dalla madre e
dai fratelli di lei. Quando Víglundr uccide per
legittima difesa un fratello della ragazza, viene proscritto, mentre Ketilríðr
nel frattempo viene data in sposa a un uomo anziano. Successivamente si scoprirà che l’anziano è uno zio di Víglundr pertanto il
matrimonio sussiste solo teoricamente, palesandosi quindi un lieto fine della
vicenda. La trama riprende il noto motivo dell’amore osteggiato che divide gli
innamorati, i quali alla fine si ritrovano. Le strofe liriche della saga
ricordano quelle della Kormáks saga.